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Il personaggio che si distinse fu il Vescovo Giovanni, confessore e consigliere della Regina Giovanna I.

Nel 1600 un altro discendente, John Gerard, Penitenziere di San Pietro donò a Gallinaro la custodia in argento per il braccio del Santo il cui corpo fu rinvenuto alla fine dello stesso secolo. In questi anni la situazione non era delle migliori: case di creta, famiglie povere ed una vita quasi selvatica. A ciò si aggiunsero carestie, pestilenze - che cancellarono ben 17 famiglie - ed incursioni di briganti, che razziarono, uccisero ed incendiarono. Il più famoso di questi, come ricordano le cronache del tempo, fu proprio un gallinarese: Marco Fiore.

 

Il Settecento registrò un aumento della popolazione, che raggiunse i 750 abitanti. L'attività principale restava comunque l'agricoltura, anche se i proprietari erano pochi e i più prendevano in affitto i terreni dalla Chiesa. Figure di spicco furono l'Arciprete Bartolomeo Baldassari e Loreto Apruzzese. Il primo ebbe il merito di riordinare l'archivio parrocchiale. Morì di morte violenta, assassinato dal sanguinario bandito Gaetano Mammone. Loreto Apruzzese fu invece un giurista di fama che insegnò Diritto Civile presso l'Università di Napoli.

Con l'avvento dei francesi, siamo ai primi dell'Ottocento, Gallinaro non risentì subito degli effetti delle riforme, come quella riguardante l'abolizione del feudalesimo, anzi, fu unito al vicino Comune di San Donato, per ottemperare alla legge che un comune dovesse avere almeno 1000 abitanti.
 

 

 

 

 

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